Avevo solo quindici anni e stavo partecipando ad un'assemblea scolastica, quando il mio primo attacco di panico* si è manifestato (Pensavate si trattasse di un post sporcaccione, eh? Piccoli suini ingrifati!).
Ero seduta sugli spalti del palazzetto dove normalmente ci raccoglievamo per questo genere di eventi, a cui partecipavano tutte le classi del mio liceo, e ricordo solo un'improvvisa sensazione di malessere e allerta, battito accelerato e nausea crescente, il tutto condito da un lieve capogiro e sensi "ovattati".
Un attimo prima ero tranquilla e serena, l'attimo dopo stavo correndo in bagno, terrorizzata all'idea di potermi sentire male davanti a tutti e con tutti quegli strani sintomi che peggioravano di secondo in secondo. Sono rimasta chiusa lì, facendo avanti e indietro in quei pochi metri quadrati di spazio, con la sensazione di dover vomitare da un momento all'altro, fino alla fine dell'assemblea.
Quel malessere non accennò a diminuire e si attenuò misteriosamente soltanto dopo aver varcato la soglia di casa, qualche ora più tardi.
Vista la brutta esperienza appena vissuta, ero stanca morta e psicologicamente provata.
Ad alcuni di voi potrà sembrare una cosa da niente, lo so, ma avevo quindici anni e mi capitava molto raramente di stare male di stomaco...e quando succedeva, per me era un vero e proprio calvario.
(E soprattutto...a chi piace sentirsi male lontano da casa e doversi fare quasi un'ora di attesa alla fermata dell'autobus e mezz'ora sullo stesso, sapendo di poter vomitare da un momento all'altro?)
Insomma, tornata a casa, la me quindicenne giustificò il tutto con un "Forse mi sono presa un virus, oppure ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male..." e per sicurezza chiesi ai miei di farmi saltare un giorno di scuola.
Durante il mio giorno di riposo, guarda caso, non successe nulla. Proprio nulla.
Né mal di stomaco, né nausea...niente di niente.
Forte di questo mio ritrovato benessere, mi convinsi che tutto quello che era successo il giorno prima era sicuramente frutto di un capriccio del mio stomaco e che di certo non poteva trattarsi di un virus.
Potevo tranquillamente tornare a scuola.
La mattina successiva, arrivò il mio secondo attacco e, inconsapevolmente, cominciai a scendere in quello che sarebbe stato il mio circolo vizioso per gli anni a venire.
Cominciai ad avere paura di quegli strani episodi, soprattutto perché non riuscivo a capire quale fosse il problema (E sapevo per certo di non poter essere in stato interessante...sappiate comunque che tutti, dai miei genitori ai miei insegnati, me lo chiesero!).
Tornata a casa, mi feci visitare.
Il dottore disse che sembravo sana come un pesce e, per tranquillizzarmi ulteriormente, mi fece fare alcuni esami...che confermarono la sua tesi. Fisicamente, non avevo nessun problema.
Fu lui il primo a spiegarmi che si trattava di ansia e attacchi di panico.
"Strano..." pensai "Io non mi ritengo per niente una persona ansiosa o nervosa o suscettibile", ma il punto è, miei cari lettori, che non si finisce mai di conoscere sé stessi.
Non avete idea degli strati emotivi che si nascondono sotto la superficie.
Ed è proprio tra questi che troverete ciò che genera la vostra ansia.
Il vostro corpo vi parla attraverso di essa, vi sta chiedendo di essere ascoltato, perché c'è qualcosa che non va.
Non è per niente facile imparare a comunicare con sé stessi, accettarsi ed accettare ciò che orbita attorno a noi.
Avete bisogno di aiuto e supporto, in questo viaggio: non abbiate paura di gridarlo a gran voce, perché è la vostra vita quella che vi sta scorrendo davanti e che non tornerà indietro a farvi recuperare il tempo perduto.
Ansiosamente parlando,
Miss Panic-licious
*Attenzione: Per tutti coloro che non hanno familiarità con ansia e attacchi di panico, vorrei precisare che il secondo è un episodio molto intenso rispetto alla prima, i cui sintomi più comuni sono la sensazione di perdita di controllo e di pericolo imminente, forte paura, palpitazioni e molto altro. I sintomi variano da persona a persona e possono essere più o meno gravi.
La sensazione di malessere generalmente cresce sempre di più, fino a raggiungere un culmine e poi "sgonfiarsi" in pochi minuti. Il difficile, nonostante tutto, è concentrarsi su "Tra poco passa, ancora un po' e mi sentirò meglio", anche perché la paura è di poterne avere diversi di seguito.
In effetti, il problema di chi soffre di ansia e attacchi di panico, è proprio il terrore di potersi trovare a fronteggiare una nuova crisi (Magari più forte delle precedenti!), quando si è lontani dalla propria zona di comfort (Ad esempio la propria casa).
Ero seduta sugli spalti del palazzetto dove normalmente ci raccoglievamo per questo genere di eventi, a cui partecipavano tutte le classi del mio liceo, e ricordo solo un'improvvisa sensazione di malessere e allerta, battito accelerato e nausea crescente, il tutto condito da un lieve capogiro e sensi "ovattati".
Un attimo prima ero tranquilla e serena, l'attimo dopo stavo correndo in bagno, terrorizzata all'idea di potermi sentire male davanti a tutti e con tutti quegli strani sintomi che peggioravano di secondo in secondo. Sono rimasta chiusa lì, facendo avanti e indietro in quei pochi metri quadrati di spazio, con la sensazione di dover vomitare da un momento all'altro, fino alla fine dell'assemblea.
Quel malessere non accennò a diminuire e si attenuò misteriosamente soltanto dopo aver varcato la soglia di casa, qualche ora più tardi.
Vista la brutta esperienza appena vissuta, ero stanca morta e psicologicamente provata.
Ad alcuni di voi potrà sembrare una cosa da niente, lo so, ma avevo quindici anni e mi capitava molto raramente di stare male di stomaco...e quando succedeva, per me era un vero e proprio calvario.
(E soprattutto...a chi piace sentirsi male lontano da casa e doversi fare quasi un'ora di attesa alla fermata dell'autobus e mezz'ora sullo stesso, sapendo di poter vomitare da un momento all'altro?)
Insomma, tornata a casa, la me quindicenne giustificò il tutto con un "Forse mi sono presa un virus, oppure ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male..." e per sicurezza chiesi ai miei di farmi saltare un giorno di scuola.
Durante il mio giorno di riposo, guarda caso, non successe nulla. Proprio nulla.
Né mal di stomaco, né nausea...niente di niente.
Forte di questo mio ritrovato benessere, mi convinsi che tutto quello che era successo il giorno prima era sicuramente frutto di un capriccio del mio stomaco e che di certo non poteva trattarsi di un virus.
Potevo tranquillamente tornare a scuola.
La mattina successiva, arrivò il mio secondo attacco e, inconsapevolmente, cominciai a scendere in quello che sarebbe stato il mio circolo vizioso per gli anni a venire.
Cominciai ad avere paura di quegli strani episodi, soprattutto perché non riuscivo a capire quale fosse il problema (E sapevo per certo di non poter essere in stato interessante...sappiate comunque che tutti, dai miei genitori ai miei insegnati, me lo chiesero!).
Tornata a casa, mi feci visitare.
Il dottore disse che sembravo sana come un pesce e, per tranquillizzarmi ulteriormente, mi fece fare alcuni esami...che confermarono la sua tesi. Fisicamente, non avevo nessun problema.
Fu lui il primo a spiegarmi che si trattava di ansia e attacchi di panico.
"Strano..." pensai "Io non mi ritengo per niente una persona ansiosa o nervosa o suscettibile", ma il punto è, miei cari lettori, che non si finisce mai di conoscere sé stessi.
Non avete idea degli strati emotivi che si nascondono sotto la superficie.
Ed è proprio tra questi che troverete ciò che genera la vostra ansia.
Il vostro corpo vi parla attraverso di essa, vi sta chiedendo di essere ascoltato, perché c'è qualcosa che non va.
Non è per niente facile imparare a comunicare con sé stessi, accettarsi ed accettare ciò che orbita attorno a noi.
Avete bisogno di aiuto e supporto, in questo viaggio: non abbiate paura di gridarlo a gran voce, perché è la vostra vita quella che vi sta scorrendo davanti e che non tornerà indietro a farvi recuperare il tempo perduto.
Ansiosamente parlando,
Miss Panic-licious
*Attenzione: Per tutti coloro che non hanno familiarità con ansia e attacchi di panico, vorrei precisare che il secondo è un episodio molto intenso rispetto alla prima, i cui sintomi più comuni sono la sensazione di perdita di controllo e di pericolo imminente, forte paura, palpitazioni e molto altro. I sintomi variano da persona a persona e possono essere più o meno gravi.
La sensazione di malessere generalmente cresce sempre di più, fino a raggiungere un culmine e poi "sgonfiarsi" in pochi minuti. Il difficile, nonostante tutto, è concentrarsi su "Tra poco passa, ancora un po' e mi sentirò meglio", anche perché la paura è di poterne avere diversi di seguito.
In effetti, il problema di chi soffre di ansia e attacchi di panico, è proprio il terrore di potersi trovare a fronteggiare una nuova crisi (Magari più forte delle precedenti!), quando si è lontani dalla propria zona di comfort (Ad esempio la propria casa).

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